Autoritratti al museo
«Ogni artista vorrebbe sapere cosa passa nelle mente dello spettatore quando è davanti
alle sue opere. Un aspetto difficile da conoscere, perché la fruizione dell'arte, per
convenzione, esclude qualsiasi tipo di manifestazione positiva o negativa, a favore al
contrario di un atteggiamento formalmente inespressivo. Invece l'arte, essendo qualcosa
che comunica al di là della razionalità e del linguaggio organizzato e che agisce, invece, sul
piano delle emozioni e dell'empatia, suscita reazioni che sono plurime, individuali e quindi
personalissime.
Ogni opera sembra essere diversa nella percezione degli spettatori in una sorta di
declinazione infinita. Marcel Duchamp diceva addirittura che “chi guarda fa il quadro”: e
dalle sue parole è nato il progetto di Miriam Colognesi, una mostra di ritratti fotografici
allestita all'Hôtel des États ad Aosta. In realtà si tratta di autoritratti: l'artista ha girato per
mostre e musei chiedendo al pubblico di interpretare le opere mettendosi in relazione
scenografica con esse. Il lavoro è un viaggio a spirale attraverso i generi del ritratto e
dell'autoritratto.
Miriam Colognesi ritrae i suoi soggetti in pose spontanee suscitate dalla libera
interpretazione di opere davanti a cui si trovano: chi ritrae chi? Un domino di suggestioni
reciproche, dove ritratto e autoritratto si riflettono e confondono, rendendo queste
immagini dei piccoli mondi da leggere, oltre che da guardare [...]».
Olga Gambari, Lo spettatore è nel quadro, la Repubblica.it, 17 agosto 2017